Oggi ho provato le nuove scarpe Scott Pursuit.
Le ho comprate a scatola chiusa approfittando di un’offerta davvero allettante,
ignorando della loro esistenza, solo dopo aver avuto analoga fortuna con le
sorelle da gara Speed Carbon RC, anche per garantirmi una scarpa meno specifica
per gli allenamenti quotidiani.
Prima di effettuare l’acquisto ho fatto qualche indagine ricavando buone
impressioni generali.
Mi aspettavo una scarpa neutra mediamente protettiva.
Primo impatto
L’estetica non è coinvolgente: l’intersuola non particolarmente sagomata e la
zona sotto l’arco plantare molto piena non me la rendono attraente. Inoltre la
larghezza è superiore a quanto mi aspettavo. Diciamo che è in linea con le
tendenze attuali, che vogliono un’intersuola piuttosto alta e una piana larga e
avvolgente. Stile Hoka per intenderci.
La Pursuit accenna queste caratteristiche, ma è decisamente più tradizionale, con
un drop di 8 mm vero anche alla percezione, e un rocker discretamente accennato
ma ben concepito.
Sono rimasto colpito dalla soletta otolite interna.
Anche le colorazioni (bluette/arancio) l’allacciatura ed il taglio del collo
piede leggermente squadrato danno l’idea di una scarpa convenzionale, anche se
in linea con lo stile scott.
Calzata
La scarpa risulta essere ampia. A parte un po’ di pressione
che deriva dalla zona plantare abbastanza accentuata e che a primo acchito non
accoglie il piede come a casa propria, sia il tallone che soprattutto l’avampiede
e le dita hanno molto spazio sia in larghezza che in altezza. Chi ama le scarpe
fascianti non troverà una buona compagna.
Ho provato a serrare bene attraverso i lacci la scarpa al collo del piede ma
non si è rivelata una operazione possibile. La zona è abbastanza rigida e non
si fa raccogliere dai lacci più di tanto… Forse dovrà ammorbidirsi un po'.
In ogni caso è sufficientemente comoda e la soletta non ha strane conformazioni
come invece presenta per esempio la Clifton di Hoka.
Impressioni
La scarpa si rivela subito quello che è: una solida e
affidabile compagna di allenamento che non riserva grandi spazi all’emozione.
Tendenzialmente asciutta come risposta, assorbe bene l’impatto e consente di
correre bene di avampiede. E’ molto stabile e dopo il sesto chilometro la
sensazione di contatto della zona plantare è svanita.
Non concede gran ché al ritorno energetico, però consente di spingere adeguatamente
senza disperdere energia. Sostanzialmente da’ la netta sensazione che stiate
correndo con le vostre gambe senza trucco e senza inganno: le Pursuit fanno esattamente
quello a cui sono chiamate: proteggere il piede dall’impatto con l’asfalto.
Ho anche notato con piacere che l’apio spazio in punta e il rocker ben studiato
consentono di utilizzare le dita del piede in modo più attivo di altre moderne
calzature e questo lo metto a vantaggio.
Nella mia mente si sta consolidando l’idea che le scarpe dotate di rocker
accentuati e piastre in carbonio abbiano la brutta controindicazione di
togliere lavoro alle nostre dita, rendendo la corsa meno naturale e
sovraccaricando leggermente altri distretti tendineomuscolari.
Peccato per un leggero fastidio creato dal bordo della suola, che si alza di
qualche millimetro a contenimento del piede, sulla parte esterna del metatarso
dell’alluce (solo il sinistro).
La prima impressione è stata quella di una scarpa molto sincera, ma non confortevole come speravo.
Conferma di essere una scarpa da gara per distanze brevi e in questo mantiene tutto quel che promette, a dispetto di alcune recensioni che l'hanno descritta come morbida e confortevole. Confortevole lo è, in quanto la tomaia, almeno per il mio piede, ha la giusta dimensione. Non è fasciante come una Nike, ma neppure quel tantino larga come certe Saucony o peggio Hoka.
Il drop di 5 mm si avverte chiaramente, più di quanto non lo abbia notato nella Clifton, forse anche perchè in quel caso la quantità di gomma e la maggiore morbidezza rende più ovattata la sensazione di corsa.
La Noosa invece ritorna una sensazione più asciutta.
Asseconda bene la corsa di avanpiede, assorbe con solidità la falcata, non ritorna molta energia, ma permette di sfruttare bene la forza impressa alla scarpa, senza sprechi.
E certamente permette più di altre di sentire quel che succede sotto le suole.
Scendendo da scarpe piastrate quali le nike Fly fliknit e Saucony Endorphine Speed 2, è evidentissima la stabilità offerta, a garanzia di una corsa più naturale e meno stressante per caviglie. Per contraltare, però, paga molto in termini di ammortizzazione ed elasticità, forse un po' troppo.
Si rivela dunque una vera e propria scarpa da Sprint, dove darà il meglio di sè per gli accorgimenti che, tra le poche, favoriscono rapidità di calzata, utilizzo senza calze e areazione del piede.
La scarpa ha infatti il collo che si prolunga all'indietro per consentire lo scivolamento del piede al suo interno, e un grande occhiello sulla linguetta per attaccarvisi. Viene fornita inoltre già in acquisto degli indispensabili lacci elastici coordinati.
L'unica perplessità riguarda la dinamica di calzata evidentemente pensata dai progettisti. L'appendice sul retro non è infatti sufficiente per essere saldamente afferrata con le dita, tirando la scarpa verso di sè, mentre si sta su una gamba sola in fianco alla bici, ma evidentemente si è pensato che fosse più efficiente consentire all'atleta di infilarvi il piede con scarpa a terra e, sfruttando il proprio peso, infilarla tirando la linguetta e scivolando sull'invito dato dalla protuberanza posteriore. Il mio auspicio è che questo, però, non favorisca l'insorgere di crampi, dal momento che si va a sollecitare la catena posteriore della gamba, già provata dalla sessione bici.
Detto questo, la scarpa non mi dispiace, ma chiudo con la sensazione che una scarpa ben più vecchia e meno pretenziosa quale la Saucony Breakthru, a mio giudizio molto incompresa, esprimesse alla fine le stesse se non migliori qualità, pur non essendo una scarpa specifica per la triplice.
Ho corso solo 7 chilometri senza variazioni di passo, per cui potrei ritornare sull'argomento,e lo spero vivamente, e ricredermi o correggere alcune considerazioni.
Questo è un grande tema.
Ecco, se fossi a capo di una società di triathlon, o se ne fossi l'allenatore, la prima cosa che direi a chi si vuole iscrivere è: attenzione, lo sport può nuocere gravemente alla salute! Così ci sarebbe meno concorrenza, ahahh! Scherzo. Il fatto è che uno sport di resistenza come il triathlon (in realtà tutti gli sport se praticati a livello agonistico) sottopongono a grandi stress il nostro fisico, ed è per questo che le regole fondamentali per vivere al meglio la nostra passione sono fondamentalmente tre:
1 - impara bene la tecnica;
2 - fai esercizi di rafforzamento, allungamento e massaggio
3 - prenditi dei tempi di recupero.
Ed anche così, purtroppo, si incorrerà in qualche infortunio, ma essere conspevoli e applicare queste tre regole è l'unica maniera per minimizzare i problemi.
Mi piacerebbe compilare un breve decalogo sui principali rischi di infortunio cui si sottopone un triatleta per gioco come me, in modo da far prendere consapevolezza a chi si avvicina a questo bellissimo sport sui rischi e sulle accortezze da porre in essere da subito.
Il fatto che tuttavia mi sconvolge, è che l'esperienza non è mai abbastanza, ed un mese fa mi sono procurato uno strappo di 30 mm sul polpaccio senza nemmeno rendermene conto....
Eccola lì: aggressiva, ha i colori minacciosi e allertanti di un'ape che ti fa un bogno così se ti avvicini. Solida, protettiva, stagna! Si vede che c'è gore-tex ovunque!
Altro che la sportina dentro le scarpe che mi consiglia con fare smaliziato il re del trail running rodigino Mister Roccia l'Aguzzino Segantin!!
Il meglio della tecnologia italiana!! Una suola che se lanci la scarpa sul soffitto ci si appiccica! No banane! E nella soletta, ortolite come piovesse, che con la punta rinforzata, i materiali ultraammortizzanti nella suola e sul tallone, la rendono il top di gamma delle mountain running della casa Trentina.
175 euro che se li dividi per i chilometri che farai negli ultratrail per cui è stata progettata, con la tomaia un po' larga per assorbire il gonfiore di un piede stressato, sono bazzecole!
Se poi la trovi in super sconto nel negozio sotto casa di una Rovigo che tra poco ci tolgono anche le Poste Centrali, è scontato che ti scende la bava, ti sale la scimmia, e te le porti a casa.
Solo quando vedi l'addebito scendere in conto ti domandi: - Ma io quando mai farò ultra trail? Quelle cose da oltre 50 km con dislivelli positivi che ti bagnano la schiena di sudore al solo pensiero? - Ma subito il tuo cervello di triathleta bulimico e vagamente bikpornaro rimuove la scomoda e troppo ragionevole domanda e si gode la vista del nuovo acquisto pregustando il primo trail sui Colli Euganei, dove non farai più la figura del "peocioso" che con le Pegasus usate trattiene il disagio su ogni ciottolo appuntito dei sentieri.
Anzi ti distinguerai dalla massa di Speedcross 4 dai mille colori quasi anni 80 per esibire l'aplomb di un prodotto supertecnico da veri intenditori che non si fuma le tacchette nei primi 100 metri di asfalto!
Finalmente, dopo 3 mesi nell'armadio, arriva novembre e ti ricordi del super acquisto e cogli la prima occasione, fosse anche l'ascesa dell'argine dell'Adige, per infilare il tuo piede Nella Scarpa.
Ci corri un po' e ti salgono dubbi amletici.
Sì, pechè se nella 42,5 ci stavi proprio strettino e la punta batteva, ora su questa 43 che si è scaldata, ci si balla un po' troppo e toh....! Il piede scivola in avanti e picchietta sulla mega protezione. E poi qualche sassolino ogni tanto entra...
Poi ti rincuori perchè fai un frontale tra il tuo alluce e un sasso nascosto sotto una foglia e bacesresti l'AD de La Sportiva per tutta quella gomma che hanno messo là davanti.
E poi sono comode dai! Nessuna interferenza sul collo, la linguetta si sposta appena ma è attaccata molto in alto e più di tanto non se ne va, i lacci sono di ottima qualità e la suola è bella rigida, gripposa, e non ti fa sentire le asperità del terreno. Tiene su roccia asciutta e bagnata, tiene su brecciolino e su fanghiglia. E non pare neppure disintegrarsi troppo facilmente. Voto 10
Sono pesantine è vero, ma non ho un passo da Kilian Jornet per cui il mondo non sarà peggiore.
Ottime in inverno, non sono importabili in estate, anche se non sono di certo le più areate.
Ottime scarpe dunque, che mantengono quel che promettono, con qualche avvertenza: la tomaia è larga e i più magri, prima di avere i piedi gonfi come zampogne perchè stanno "arando" le Dolomiti da 5 ore, tenderanno a scivolare in avanti, con il risultato che la protezione che è tanto utile contro gli urti, diventa un po' fastidiosa contro le unghie.
Si potrebbe pensare di strizzare i lacci sul collo del piede come il corsetto di una dama del '700, ma la cosa non funzia per via della rigidità strutturale della scarpa, e l'unico risultato sarà di fermare la circolazione vicino alla caviglia.
Il mio consiglio perciò è (a parte quello di arrivare un'ora prima dell'apertura della zona cambio, ahahah! cit. Maranga (letteratura da chat per chi non comprende)) di considerarle soprattutto per l'uso cui sono rivolte, ovvero ultratrail, o se non si ha un piede troppo striminzito e si cerca una calzatura top.
Intanto colonna sonora per questo rientro nel blog dopo lungo tempo
Rimando il lungo riepilogo dell'anno sportivo intercorso dall'ultima bloggata, e con più fatica rimando pure la descrizione della bella gara di Caldaro, con grande sollievo per le natiche dei miei appassionati lettori che potranno sopportare la pressione della ciambella del water per il tempo strettamente necessario alla lettura di quanto sotto. Sto preparando un triathlon medio, che svolgerò (scongiuri) il mese prossimo e mi sono ovviamente e disciplinatamente rivolto al mio coach Stefano Bortolami, detto Robobort, #dapaloapalo per gli amici stretti.
Così ieri sera l'allenamento in bici consisteva in una banalissima andata e ritorno da Calaone, con l'imperativo di stare almeno 10 minuti al medio.
Per i non addetti, cosa significa medio? Al telefono con Bort, che ha ceduto alle mie richieste di indicazioni del tutto sommarie, viste le scarse pretese e aspettative agonistiche del sottoscritto, abbiamo individuato il medio con la seguente rigorosa formula scientifica:
Bort:- a quanti battiti vai al massimo in bici? -
Io: -162, ... 165 battiti -
Bort:- Bon, no sta superare i 155 -
Forte di questo indiscutibile riferimento, così ho fatto: riscaldmento 10 km, 10 minuti a 155 battitti medi, riposo in scia, altri 10 minuti a 155.
Al di là dello scherzo, propongo una pagina del buonn Dr Albanesi a proposito del fondo medio, che con riferimento al battito cardiaco vale anche per il ciclismo, nella consapevolezza che le soglie per il ciclismo sono mediamente più basse di quelle per la corsa https://www.albanesi.it/corsa/medio.htm, ed un articolo più specifico per il ciclismo, trovato in fretta, lo dico, dove c'è anche una tabellina per calcolare approssimativamente le andature https://allenamentonelciclismo.wordpress.com/allenamento/i-range-di-allenamento/
Al rientro mi ripropongo per la stessa sessione, ma un giovane e talentuoso compagno di squadra, Giorgio detto Clint Eastwood per il suo carattere aperto, sorridente e incline al dialogo, o anche Magrebino, per la barba irsuta che gli cinge le guance fino quasi a toccarsi sulla nuca, che spesso sfoggia con orgoglio,
mi si affianca e scuote la testa e mi fa:- Mah... - facendo il verso a una mia battuta ad un suo allenamento di qualche giorno prima..
- Che c'è Clint (ieri aveva la barba corta)?!? - gli sparo
E lui:- per me vai troppo forte! -
E io: - sono a 155 bbm, come mi ha detto il Bort! -
Lui:- ma ancora a guardare i battiti?!?!? E' superato! Devi vedere i watt! -
Io di rimando: - non ce l'ho il misuratore di watt Gio', costa un botto e io comunque arrivo merdesimo -
- Non importa - mi dice - allora dovresti guardare velocità e tempo! Una gara mica la fai col battito! -
- Ok Giorgio, ma come fai su strada? Tra vento, salita, discesa, scia, come fai? -
- Bhe, a sesazione! Ormai dovresti conoscerti! -
Non mi ha convinto. Abbiamo animatamente discusso per gli ultimi 15 chilometri sull'argomento, senza venire a capo di nulla.
Giorgio si è anche quasi offeso per il fatto che non gli credessi e che non capissi.
Per quanto mi riguarda, tuttavia, per quanto lui effettivamente abbia ottenuto ottimi risultati da quando lo seguo, le teorie sui metodi di allenamento devono avere una base scientifica e una buona sperimentazione, non mi è mai piaciuto andare sulla fiducia, e nella nostra discussione, non mi ha portato argomenti persuasivi che mi convincessero.
Ora, come spesso accade, le forti divergenze nascono da parziali fraintendimenti e da carenze comunicative.
Nella fattispecie, Giorgio è un ottimo atleta ma, mi sa, uno scarso comuinicatore. Forse per la giovane età, tende a infiammarsi se non ottiene il suo scopo, e la cosa che non lo seguissi lo ha non poco scocciato.
Io, da parte mia, mi sono invece incuriosito, perchè dalla discussione sono emersi due argomenti interessanti.
Il primo riguarda il concetto di andatura media. Su questo ho convenuto con Giorgio sul fatto che non necessariamente sono nel giusto pensando di essere al medio a 155 bpm. Del resto sono consapevole di aver individuato tale soglia con metodo altamente spannometrico.
Il secondo riguarda invece il concetto per cui il cardio non basta.
Io insistevo con lui sul fatto che essendo un amatore, con poche pretese e risorse, la regolazione degli allenamenti sul cardio sia per me il metodo più economico e attendibile, pur consapevole che non ha valore assoluto. Anche il cardio può non essere significativo, in condizioni di caldo, di affaticamento, o di momento della giornata in cui si pratica sport. Ma è il migliore a mia disposizione e per i miei obbiettivi. Mentre non capivo come avrei potuto regolarmi coi watt, essendo privo di misuratori, nè con la velocità, salvo in pista o in vasca, dove le condizioni ambientali sono sempre simili.
Il concetto di sensazione può a mio avviso avere una sua validità, ma solo per sportivi di lungo corso, che conoscono le proprie capacità, hanno i propri riferimenti, non certo per neofiti.
A suffragio delle sue tesi, la sera il mio amico mi manda un articolo molto simpatico: http://8020endurance.com/heart-rate-training-is-dead-long-live-heart-rate-training/
In pratica si dice che il cardio non è sempre affidabile, e andrebbe preso come una conseguenza dell'allenamento, mentre dovendo noi allenarci per il risultato, ha molto più senso guardare a tempo e watt. L'articolo però si conclude dicendo che anche watt e tempo non sono sempre applicabili, perciò è corretto avere sempre tutti e tre i parametri.
Giorgio ed io non ci siamo incontrati per il semplice fatto che siamo partiti dai due capi della corda. E come sempre la verità sta nel mezzo. Del resto prima di lasciarci stavamo ammorbidendo le posizioni e Giorgio ha riconosciuto che non solo di watt e velocità si vive, mentre io a ben vedere in molti allenamenti di corsa guardo più velocità e tempo che cardio...
Ad ogni buon conto, sono felice della discussione, che mi ha portato, guardando il sito da cui Giorgio ha preso l'articolo, a scoprire che le teorie più recenti sull'allenamento long distance prevedono una ripartizione 80 20 tra bassa intensità e alta intensità, con lo scopo di allenare la resistenza e le performance senza stressare troppo il fisico.
Propongo quindi una lettura che ritengo significativa. https://www.spiritotrail.it/blog/allenamento/blog/376-l-allenamento-polarizzato-e-la-regola-dell-80-20 E ancha inquò, ghe n'emo dà!
E' successo di nuovo. Nonostante tutto.
Nonostante l'esperienza. Nonostante la consapevolezza.
All'inizio della settimana scorsa iniziava la cosiddetta settimana di scarico, una settimiana che nei microcicli di allenamento è dedicata al recupero delle forze fisiche e mentali spese negli allenamenti intensi delle settimane precedenti.
I buoni propositi c'erano... del resto ho fatto la mia prima gara il sabato precedente.... una settimana soft ci stava proprio bene! E poi lo sentivo! Lo sentivo che le mie ossicine, i miei muscoletti, chiedevano, pretendevano un po' di pausa....!
Voglio di'... un mese prima stavo ancora a chiedermi quando avrei ricominciato a correre, poi mi sono sparato tre settimane di allenamenti come se infortunio non ci fosse stato o quasi... era lecito darsi una calmata...!
Che poi, una calmata, nell'esagitato mondo del triathlon, lo scarico corrisponde a fare quattro sessioni di allenamento a 140 battiti.... non proprio una vita sedentaria...
Invece no!
Si parte per una corsetta in solitaria, ci si scalda un paio di chilometri, poi ci si ricorda di quel bell'allenamento dell'anno scorso in cui si alternava un chilometro in soglia a un chilometro blando,... "ma si proviamo, ma sì le gambe girano..., senti che figata.... ma chi m'ammazza a me...." e finisce che ti fai 11 chilometri quasi a cioda di cui 3 almeno non preventivati...!!!
"Eh ma domani a nuoto mi metto dietro e spingo na paperella di gomma col naso!"
Sì, sì!!
Finisce che si fa sessioni da 400 mt a cioda e che resti là davanti che ormai lo senti un po' il tuo posto, che poi dietro ti annoi, che in quinta corsia vanno troppo forte e nella tua corsia nessuno gli va davvero di starti davanti e se ti metti dietro non ti sale il cuore e insomma ... altro allenamento bello pesante!!!
"Ma sì, giovedì per fortuna devo lavorare come un cretino e niente sport...."
Poi però il venerdì arriva, in vasca si è pochi, e alè che anche se il tuo buon amico ti dice di star buono, te ti godi a vedere ste due braccia che girano e che ti conquisti il tuo posto in corsia cinque e ti illudi alle parole che sì mollare un po' non significa star fermo e che tanto domenica e lunedì sarai fermo per forza...
E via che ne vien fuori un altro bell'allenamento.
Coì il sabato mattina, in barba ai tuoi migliori progetti ed ai tuoi più fervidi entusiasmi, che vorresti fare un giro in bici di mille mila chilometri, ma la stanchezza, quella vera, è arrivata, e ti ha eroso da dentro, e se moralmente ti senti obbligato a infilarti negli attillati indumenti da minchiaciclista, dall'altra parte guardi nostalgico le coperte da cui ti sei sfilato poco prima, e quel pallido sole là fuori non sembra poi così invitante....
"Ma siamo triatleti, che cazzo! Anzi, sai che c'è?!? Vedo pure se c'è qualcuno che esce con me, anche se srebbe meglio fossi da solo, che se mi rompo rientro senza tante storie!!!
Tanto non viene nessuno alle 8."
Infatti! Ecco Bazzan! "Mi vesto e scendo!", scive in chat.
Ma proprio Bazzan!!
Arrivati ad Este ero già finito!
Gamba vuota!
Ho capito cosa vuol dire gamba vuota: te la senti vuota, cava, fisicamente proprio!
Ti pare che se la sezioni ci trovi un buco come nell'uovo di Pasqua!
Infatti non va!
Fin che meni a 100 pedalate in piano ancora ancora.
Quando ci devi dare di potenza o rilanciare,.... non trovi niente!
E il piacere si trasforma in sofferenza.
E invece Bazzan aumenta, e il tuo orgoglio s'ingrifa, s'incazza, si dimena, e spingi fin che ne hai, ma non ne hai! E il tuo amico si allontana, ogni tornante più lontanto, fin che capisci che non ce n'è proprio, inutile, na merda! E lasci perdere. E ti demoralizzi.
Così accetti di fare quel che puoi, con la coda tra le gambe.
Che nel mio caso poi è significato col casco in mano, perchè quando soffri, dentro e fuori, ti da' fastidio tutto, anche il berretto figo da ciclista che hai appena comprato!
E quando il tuo amico s'infila su per il Roccolo, e tu bestemmi a mitraglia, fottendotene amaramente di tutto il retaggio cattolico di sto mondo, e vedi che è stronzo il tuo amico, perchè si è allontanato abbastanza da non udirti e da non essere facilmente raggiunto, ma non abbastanza da non essere visto e dunque seguito!
E lo sai che ti tiene per i coglioni, perchè l'orgoglio che hai tu è lo stesso suo, lo conosce bene, lo sa il bastardo che non mollerari a costo di farti scoppiare il cuore, a costo di farti l'ultima rampa di quella maledetta salita a piedi, ma non mollerai, lo sa!
E così spingo su sti perdali, che non ho più pignoni da mettere e ste gambe son dure cazzo! Son vuote cazzo!!
Non voglio neppure pensare che poi ci sono 25 chilometri a tornare a casa!!
Invece ci sono!
E Baz è la in cima che si mangia la sua barretta e quando arrivo sghignazza e quando vede il casco appeso al manubrio esplode in una sonora risata e aspetta tranquillo le insolenze che sapeva gli sarebbero arrivate. E se le gusta.
No pain no gain di sto cazzo!
Mesto mi avvio sulla strada del rientro, scendo il Roccoletto e chi ti trovo in fondo?
Michelino.
Degno compare di Baz.
Che pareva non aspettasse altro, appena ci vede ci si accoda e via su per Oci.
E te pareva...!
Era brutto scendere la Cingolina e volare a casa?
No, ancora salita, e su, biascicando bestemmie come foglie di coca, mentre i due davanti se la raccontano come fossero tra i banchi del mercato...
vi risparmio l'agonia del rientro, dove per due volte ho fatto segno di cedere, che tanto i 40 non li tenevo manco col motore, ma la generosità dei compagni mi ha tenuto all'amo fino a Rovigo.
"Si torna insieme, che tanto qua nessuno vince il Giro!!"
Ho capito... ma santodio... no ghe a fasso più!!!
Anche questo è triathlon.
Rispettarsi e capire quando è ora di stare a letto....
Ebbene sì, nonostante tutto sono ancora qua.
Colonna sonora:
Anche quest'anno sono qua a mulinare le braccia in acqua, a spingere sui pedali ed a girare le gambe nel vano tentativo di scappare alla vecchiaia.
Sono un.... come diceva quell'articolo... "Siete vecchiovani?" .. ah sì! Un adultescente...mi devo rassegnare.
Ma forse essere un adultescente è sempre meglio che invecchiare, ahahah! Almeno fin che non si diventa patetici... Speriamo di vedere il confine quando arriva.... ahahah!
In ogni caso la ripresa dopo Pola (non è che il mio unico lettore se la possa cavare senza sorbirsi il pippotto degli ultimi sette mesi!!!), è stata dura assai!
Rientrato in Italia, ho scoperto che un piede non funzionava più a dovere. Un tendine, per la precisione.
Il mio malleolo sinistro era di un bel rosso acceso e il gonfiore permetteva di esibire una piacevole lucentezza della pelle.
Questa simpatica cosa, che ho presto scoperto essere una borsite da sovraccarico unita alla formazione di un ganglio tendineo, mi ha fatto compagnia per un paio di mesetti, in cui ho contato le pecore e ho riportato il mio livello di corsa all'età della pietra.
Naturalmente anche la spalla non è che fosse al 100%, perciò in pratica ad ottobre ho staccato uno zero secco sul mio registro allenamenti di Strava.
Non l'ho puntato su alcuna ruota del Lotto, perchè ero intento a combattere un interminabile duello contro la frustrazione dell'immobilità.
Bello "la frustrazione dell'immobilità"! Me lo giocherò come titolo quando scriverò il mio primo libro sugli infortuni dei triatleti vecchiovani, ahahah!
Fatto sta che tra pomate, aulin e riposo, ho ripreso a novembre prima con la piscina, poi con la bici e solo in seguito con la corsa, e pian piano ho risalito la china.
Mi sono altresì appassionato al trail, di cui i miei nullafacenti compagni di squadra sono entusiasti, perciò ai miei minchiastrumenti si sono aggiunte uno splendido paio di scarpe da minchiatrail, selezionate manco a dirlo con intrminabili sessioni di lettura su internet e facendo alla fine l'esatto contrario di quello che mi consigliava l'Aguzzino, utratrailer vero, per banale spirito di contraddizione e personalissimo senso estetico.
Ma delle scarpe da trail magari, così come dei risvolti psicologici del riposo per infortunio di un triatleta senile, ne parlo un'altra volta, altimenti tiriamo sera!
Palerò invece della mia prima gara di quest'anno, conclusa con soddisfazione lo scorso sabato, in quel di Cavallino Treporti.
Sono tornato nel luogo della mia iniziazione triatletica e come una Fenice che risorge dalle ceneri, ho riappeso la bici alla rastrelliera e mi sono tuffato nella laguna.
E mentre due anni fa l'eccitazione mi pizzicava i pensieri ed i miei sensi erano tesi, sabato ero semplicemente euforico per essere di nuovo sui campi di gara a divertirmi coi compagni di squadra ed a confrontarmi con me stesso, nella speranza di far meglio.
Ed ero io a dare qualche indicazione al neofita della giornata, un big gim di nome Alessandro e di soprannome "Fede", ed a rivedere nei suoi occhi l'eccitazione che fu mia.
La pattuglia Rhodigium era composta, oltre che da me e BigGim Fede, dal prode Luca Luke Wilson e Giampi Giomo the White Jackass.
In considerazione dei miei tempi biblici di preparazione, io mi sono messo subito all'opera una volta giunto nel parcheggio di Cavallino al fine di mettere muta preparere bici e riemire il nuovissimo zaino da triathlon (la quantità di minchiate triatletiche acquistabili è davvero imbarazzante!!) con tutto il necessario per la gara. Nel mentre si è svolta la scena epica che da sola è valsa la giornata: Alessandro, che nn aveva aoncora indossato un body in vita sua, ha visto bene di infilarselo rovescio, con la cerniera aperta sulle tette e il paraculobabbuino che gli tirava su i maroni a livello ombelico.
E' ovviamente stato immortalato all'istante e il tempo intercorso tra la foto e la sua pubblicazione nelle varie chat WA di squadra è stato di 0,005 millisecondi.
0,002 millisecondi dopo sono arrivate le bestemmie del Franzoso inframmezzate dall'esortazione "disime che non xe vero!!!".
Poi siamo spariti in zona cambio, ciascuno a sistemare le proprie cose.
Ma, come sempre, una volta suonata la tromba di partenza, si chiudono i portoni e si lasciano tutti fuori, restando soli con sè stessi e concentrati.
L'acqua era di un freddo, ma di un freddo, che quando siamo partiti, mentre menavo le braccia per non perdere posizioni, avevo la netta sensazione che le idee mi si ghiaciassero tra la testa e la cuffia e avrei voluto uscire dalla muta come un getto di maionese dal tubetto, per rifugiarmi in auto col riscaldamento a manetta!
Ovviamente questi sani meccanismi di difesa sono stati prontamenti azzittiti dalla pervicace ignoranza triatletica per cui "failure is not an option", come recita il motto Ligertri, perciò ben presto il freddo si è trasformato in torpore, e sono entrato in quella specie di trance atletica in cui le funzioni vitali sono limitate allo svolgimento dei 10 secondi successivi, andando avanti una bestemmia alla volta, come disse Merlo seguendo Aglio in bici.
Come successe a Rimini lo scorso anno, il fatto di avere rank mi ha portato a partire in prima batteria, con nessi e connessi. I nessi erano i pugnazzi che mi sono arrivati sugli occhialini, i connessi le gomitate.
Infatti avendo molti più nuotatori con le mie stesse prestazioni, trovare il proprio posto in acqua nei primi 300 metri è stato davvero impegnativo ed ho dovuto omaggiare come sempre il mio mentore Barin dispensando più pacche di quante ne ricevessi. O le prendi o le dai, mi disse, e di sicuro è meglio darle.
Fatto sta che lo scontro è stato duro e solo dopo la prima boa sono riuscito a nuotare con una certa tranquillità.
Una volta risalito in terraferma, per la prima volta da quando la uso, la muta mi ha giocato uno scherzetto e il giudice che mi ha guardato sfilare in zona cambio non dev'essere stato molto felice dell'imprecazione a favor di pubblico che ho lanciato a ignoti mentre ravanavo dietro la mia nuca in cerca del cordone....
In ogni caso ho cercato di essere lucido e di uscire in fretta dalla zona cambio, con la bici tenuta per la sella e le scarpe sulla bici, altrimenti se per sfiga un fotografo mi becca poi Franzoso mi legna. Lo stile prima dei watt, ho sentito dire.
Mi sono dunque lanciato nel rettifico di 5 chilometri da percorrere 4 volte. Putroppo ho pèrso subito un ciclista palesemente veloce che è partito con me, ed i primi cinque chilometri me li sono fatti da solo, tirando più che potevo con pedalate agili. Al terzo chilometro sono stato raggiunto da 4 o 5 atleti, che però non volevano saperne di darmi il cambio, così al giro di boa mi sono vistosamente fatto da parte ed un barbuto Blasich mi ha finalmente dato il cambio, ma gli altri mi hanno costretto a prendere la seconda piazza. E' andata avanti sempre così, con io e Blasich che ci cambiavamo di posto, aiutati poco e male da altri due, che prendevano la testa e la lasciavano subito...
Vedi come cambiano le cose... Due anni fa ero io il cuiuccia ruote, sabato invece toccava a me di tirare...
Ovviamente come strategia di gara fa cacare, questo lo sapevo, ma vuoi mettere l'autostima?!?!
Così con la mia autostima in vistoso fuorigiri, a un chilometro e mezzo dalla fine sono scoppiato e sono arrivato in zona cambio con tutti i miei sette litri scarsi di sangue concentrati nei quadricipiti femorali, tanto che i crampi partivano al solo pensiero di chinarmi a infilare le scarpe da corsa.
Tuttavia ho zampettato per 500 metri buoni in attesa di riattivare la circolazione periferica e quando la sensibilità mi è tornata nei piedi, ho progressivamente riacquistato le movenze di un umano, abbandonando quelle da battitappeto con cui ero uscito dalla zona cambio.
Il cuore non girava alto e avrei voluto provare a spingere di più, ma un occhio all'intertempo mi ha ritornato un 4:30 di media e mi sono detto che visto tutto quello che mi è capitato dopo Pola e l'anno scorso, forzare era un azzardo inutile, così mi sono tenuto nella parte superiore della mia zona di confort (cazzo quanto mi piace questa espressione!!) e mi sono gustato la mia corsa. Come due anni fa ho apprezzato lo scenario del canale lagunare che costeggiavo, le barche a vela ormeggiate, in marinaro ordine, le quinte di canne palustri e i vecchi casoni sullo sfondo, con gli altri partecipanti concentrati nello sforzo atletico che mi superavano o che mi seguivano.
Ho ascoltato il mio corpo, ho respirato, aria dentro, aria fuori, che così anche Bonvi sarebbe stato contento, e spingevo ma non troppo sui miei avampiedi, tenendo le spalle avanti ed i passi non troppo lunghi. O almeno spero.
Il Garmin mi ha confortato in questo, ed ho concluso con uno splendido (per me) 4:26 di media e 180 battute al minuto con una media battiti per nulla alta di 162, perciò avrei teoricamente avuto un altro po' di giri da giocarmi....
Ciò nonostante, come temevo, Luke Wilson, pur essendo partito nella batteria dopo la mia, mi ha raggiunto e superato nella sessione corsa.
Io ho tanta stima di Luca e tanto piacere che sia tanto veloce, ma il fatto di non aver preso abbastanza margine in acqua e in bici almeno da non farmi raggiungere, mi ha un po' ferito! Poi ho scoperto che ha trovato un ottimo treno in bici che gli ha fatto recuperare tempo su di me, ma siccome la gara glie l'ho regalata io per il suo compleanno, devo ricordarmi di non regalare mai più gare a chi è più veloce di me! AHahhaahh!
Incontrare Giampi che faceva il mona con due chilometri di margine sul sottoscritto non mi ha rappresentato invece alcuna sorpresa. The White Jackass è una garanzia in termini di prestazioni.
Giampi non si rompe mai, non si ferma mai e migliora sempre!
Infatti una volta terminata la gara ci ha salutati e si è diretto direzione Molinella, che aveva na gara di nuoto!!! Ma si può!
Il suo unico, fortissimo rammarico, è stato quello di averci smollato il tiket per il pasta party...
Ha un bel dire mia moglie che devo tornare ad essere un po' più normale, ma finchè frequento sta gentazza... no ghè dubbio!!
Infatti io alla fine dell corsa mi sono concesso anche uno sprint, perchè sentivo che qualcuno cercava ansimando di sopravanzarmi sul traguardo, ma non l'ho trovato corretto, e mi sono opposto con decisione.
Era un ragazzo tatuato con la barba da Hipster (e dajie ste barbe!!), a cui ho poi visto con bastarda soddisfazione che ho un po' tirato il collo in quegli ultimi metri, dal momento che imbarcava aria come un mantice e non riusciva a star dritto per lo sforzo.
Piccole soddisfazioni, soddisfazioni ebeti, ma siamo ragaaaazzi!!! Ahaahh!
Ho terminato in forma e contento come una Pasqua e dal momento che tutta la squadra ha fatto una gran bella figura, perchè anche Alessandro ha staccato davvero un tempone per essere la sua prima prova e per non avere ancora sviluppato un nuoto velocissimo, ci siamo sfondati di Waizze per festeggiare. Bhe, lì bisogna dire che Alessandro ci ha battuti di diverse lunghezze!!
Ha già capito che il reintegro è importante!! Ahahaha!