Dopo Bardolino un po' di riposo....
Forzato.
Quando ho ripreso con gli allenamenti qualcosa tipo tutto non andava più..
Il fastidio alle rotule emerso nella frazione bici si è trasformato in un ticchettio fisso ad ogni giro di pedale.
Dopo la corsa mi tornano puntualmente due polpacci di cemento e dulcis in fundo, le spalle hanno iniziato a dolere.
Come due bei chiodini sulla parte anteriore alta della spalla.
E cosa fa uno che è perfettamente a conoscenza della patologia detta cuffia del nuotatore?
Si presenta puntuale a tutti gli allenamenti e non molla un cazzo... Ovvio!
Così da due settimane mi tuffo solamente nell'acqua del lavandino ma in compenso ho vinto altre 4 punture di cortisone e un pacchetto di ghiaccio fisso sulla spalla.
Antinfiammatori come non vi fosse un domani, of course...
La ricompensa di tanta chimica è che da ben tre giorni deglio ultimi 10 riesco di nuovo a dormire.
Ah.. E per chi pensasse che almeno così mi si sono ripresi polpacci e rotule... Tranquilli! Tutto bloccato.
Un divertimento alla volta, grazie!
mercoledì 13 luglio 2016
Bardolino
Eccoci nella cittadina gardesana, dopo un risveglio neppure troppo mattiniero.
Oggi si gareggia sulla distanza olimpica.
La cittadina pare in festa e l’atmosfera è frizzante.
Ovunque bandiere, gonfiabili e striscioni colorati, transenne, volontari col cartellino riempiono la vista.
C’è un andirivieni continuo di atleti con le loro tute ed il loro materiale colorato, le amate biciclette al fianco che ticchettano, lucide.
Ci si dirige immediatamente alla struttura deputata alla consegna dei pacchi gara e se ne approfitta ber un breve giro all’interno dei numerosi stands allestiti nei pressi del traguardo dalle aziende del settore: un florilegio di caschi, body, accessori per la bici, cerchioni, occhialini da nuoto, un caleidoscopio in cui ci si muove al ritmo della musica robusta e carica che l’organizzazione spara dai propri altoparlanti, sottofondo di una giornata che per molti ha il sapore dell’epico.
Sono ormai le 11, la partenza della gara per noi della undicesima batteria è prevista per le 13, per cui è ora di mangiare qualcosa. INtanto si chiacchiera e ci si scambia le ultime impressioni o consigli.
Viene dunque il momento della preparazione della bici e della vestizione, che come sempre avviene un po’ alla bell’e meglio nei pressi delle auto in sosta.
Prepariamo in nostri borsoni e ci dirigiamo dunque alla zona cambio, dove sistemiamo con cura ricontrollando più volte il nostro materiale.
Foto di rito coi compagni e poi quello che in questa occasione è stato un momento bellissimo della giornata: una nuotatina di riscaldamento che ha preceduto l’attesa dell’ingresso alla sessione nuoto.
A pelo d’acqua, a un centinaio di metri dalla riva, fuori dall’imminente concitazione della gara, abbiamo ammirato con occhi di bambino lo spettacolo di una riviera in festa, gremita di gente, brulicante di colori e rumori, circondata dai monti e lambita dalle acque cristalline del lago, di cui, bastava abbassare la testa, si vedeva nitidamente il fondo, i pesci, le lunghe alghe che salivano fino ad accarezzarci i piedi e, intorno, gli altri concorrenti che scacciavano la tensione con nervose bracciate.
E dal momento che la fortuna aiuta gli audaci, non mancava un sole stupendo, il primo sole stupendo, a illuminare nel migliore dei modi un evento sportivo davvero unico.
Al richiamo dei giudici di gara, ci siamo infine allineati nella lunga area transennata divisi in ben 12 batterie, ciascuna contraddistinta da una cuffia di diverso colore, prima le donne, poi i professionisti, e via via tutti gli altri in ordine di rank, ovvero del punteggio accumulato in gara nell’anno precedente.
Mano a mano che le batterie partivano, ci avvicinavamo di più al nostro start, tra gli sguardi curiosi e divertiti dei turisti seduti ai tavolini dei bar.
Scesi dalla banchina galleggiante nelle fredde acque del Garda, ciascuno aspettava, avvolto nella propria muta, il fischio della tromba di partenza, che scandisce l’inizio della gara, e di quella che in gergo viene definita la tonnara.
Esattamente questo sembra infatti il mulinare di braccia nelle prime fasi della competizione, in cui tutti gli atleti sono vicini e gli schizzi delle bracciate increspano e imbiancano l’acqua, che inizia a brillare del sole riflesso negli occhialini.
Uno spettacolo per chi guarda, una lotta per chi là in mezzo cerca il proprio spazio e la propria posizione, nel tentativo di sopravanzare i più lenti.
Il campo gara era perfettamente tracciato da piccole boe bianche e ogni tanto una boa più grande segnalava la distanza percorsa. Le prime centinaia di metri paiono infinite, con il cuore a mille per lo sforzo e la tensione. Poi la nuotata si distende, i sorpassi si fanno più radi e ciascuno prende il suo ritmo. Solo le boe di virata rappresentano un altro momento di tensione.
I minuti scorrono, veloci, le bracciate si susseguono, ogni tanto ci si becca una manata sul polpaccio, ogni tanto la si restituisce, improvvisamente ci si trova appaiati ad altri due atleti e par quasi di specchiarsi negli occhialini dell’altro.
Si stringono i denti, si spinge con gli avambracci, ogni tanto si becca involontariamente una boccata d’acqua, mentre si alza la testa per vedere dove si è, quanto manca, se c’è qualcuno davanti, e si torna a mulinare.
Capita anche di pensare cosa ci si fa lì, chi ce l’ha fatto fare, ma dopo circa 25 – 30 minuti di nuoto si avvistano i commissari, la passerella, si ripassano mentalmente le fasi della transizione.
Finalmente l’arco di arrivo sotto cui si transita già con una mano dietro la schiena per slacciare la muta, mentre si corre sulla moquette che porta alla zona cambio.
Giù la muta, giù gli occhialini e la cuffia, casco in testa, occhiali, bici e via, di corsa verso i 40 chilometri di asfalto.
Bardolino offre acque stupende, ma anche colline magnifiche su cui impegnare le proprie gambe. Infatti, appena lasciato il borgo si incontrano immediatamente le prime salite che impongono agli atleti uno sforzo quasi subito massimale.
La strada sale a piccoli strappi per quasi metà del percorso, snodandosi in paesaggi piacevoli e tranquilli. Nei paesi più piccoli si incontrano gruppi di curiosi che incitano e salutano.
L’alternanza continua di salite e lunghi rettifili da oltre 40 all’ora mettono a dura prova i partecipanti, che nelle prime fasi cercano un gruppo di riferimento, omogeneo con le proprie prestazioni, per scambiarsi un po’ di scia.
Ma Bardolino è bastardo: quelli che sul dritto sono dei treni, magari in salita arrancano un po’, mentre altri che fino a quel momento se ne sono stati al coperto, a volte più leggeri, ne approfittano in salita, e alla fine i gruppi si sgranano, e non resta che spingere, o intraprendere una strategia più conservativa e restare con un gruppo. Si cambiano rapporti, ci si spruzza in gola un po’ d’acqua, un paio di gel, intanto le gocce di sudore colano lungo le guance e si respira con rabbia, in cerca di ossigeno.
Si respira un po’ solo nella seconda parte del percorso, con un finale mozzafiato su stretti tornanti in discesa verso il lago, godendo di una vista superba.
Il tempo di apprezzare le bellezze del luogo è minimo, in men che non si dica si è già a sfilare sul lungolago verso la T2, ovvero la seconda transizione: si entra in zona cambio con la bicicletta al fianco, con i più scafati che la guidano per la sella, la si riappende ai sostegni, via il casco, ci si infila le scarpe e via di nuovo: ci aspettano 10 chilometri di corsa!
Sono circa le 3 del pomeriggio ed il caldo si fa sentire, soprattutto dopo un’ora e un quarto di pedalate. Sul lungolago si forma un lungo serpentone di atleti che corrono, che si sorpassano, che si fermano per un po’ d’acqua, nascondendo dietro gli occhialoni areodinamici e le visierine parasole i segni della fatica.
Due giri, dalla zona della partenza fino al giro di boa due chilometri e mezzo più a nord, sempre costeggiando il lago, in un percorso in gran parte ombreggiato.
Si parte arrembanti, ma presto le gambe si appesantiscono, il tempo ora scorre lento, e si ha il modo di osservare gli altri concorrenti, il pubblico, mentre si pensa che è ancora lunga, si spera che un crampo non venga a fermarci a un passo dalla fine. Ogni tanto si scorgono altri compagni di squadra, chi più avanti, chi più attardato, e ci si saluta, ci si dà coraggio, siamo tutti sulla stessa barca.
Gli ultimi chilometri paiono non passare mai, ma alla fine arriva il centro storico, le incitazioni dei turisti, la finish-line sullo sfondo e allora ci si dimentica del male alle gambe, dei crampi che un minuto prima scendevano nelle cosce, sul viso la smorfia di fatica si trasforma in un sorriso di soddisfazione liberatorio mentre con un occhio si guarda al tempo sul tabellone e ci si gode la musica sparata a palla dagli altoparlanti.
Dopo sono solo pacche sulle spalle dei compagni già arrivati, attesa per quelli che devono ancora arrivare, e chiacchiere ai tavoli del pasta party, commentando le sensazioni provate, i problemi superati, la soddisfazione e le delusioni per le proprie aspettative.
E risate, tante risate, con occhi scintillanti e la stanchezza che affiora sotto la pelle, sotto quel numero di gara tracciato sulla spalla.
E come per magia la fatica si è trasformata in gioia.
Oggi si gareggia sulla distanza olimpica.
La cittadina pare in festa e l’atmosfera è frizzante.
Ovunque bandiere, gonfiabili e striscioni colorati, transenne, volontari col cartellino riempiono la vista.
C’è un andirivieni continuo di atleti con le loro tute ed il loro materiale colorato, le amate biciclette al fianco che ticchettano, lucide.
Ci si dirige immediatamente alla struttura deputata alla consegna dei pacchi gara e se ne approfitta ber un breve giro all’interno dei numerosi stands allestiti nei pressi del traguardo dalle aziende del settore: un florilegio di caschi, body, accessori per la bici, cerchioni, occhialini da nuoto, un caleidoscopio in cui ci si muove al ritmo della musica robusta e carica che l’organizzazione spara dai propri altoparlanti, sottofondo di una giornata che per molti ha il sapore dell’epico.
Sono ormai le 11, la partenza della gara per noi della undicesima batteria è prevista per le 13, per cui è ora di mangiare qualcosa. INtanto si chiacchiera e ci si scambia le ultime impressioni o consigli.
Viene dunque il momento della preparazione della bici e della vestizione, che come sempre avviene un po’ alla bell’e meglio nei pressi delle auto in sosta.
Prepariamo in nostri borsoni e ci dirigiamo dunque alla zona cambio, dove sistemiamo con cura ricontrollando più volte il nostro materiale.
Foto di rito coi compagni e poi quello che in questa occasione è stato un momento bellissimo della giornata: una nuotatina di riscaldamento che ha preceduto l’attesa dell’ingresso alla sessione nuoto.
A pelo d’acqua, a un centinaio di metri dalla riva, fuori dall’imminente concitazione della gara, abbiamo ammirato con occhi di bambino lo spettacolo di una riviera in festa, gremita di gente, brulicante di colori e rumori, circondata dai monti e lambita dalle acque cristalline del lago, di cui, bastava abbassare la testa, si vedeva nitidamente il fondo, i pesci, le lunghe alghe che salivano fino ad accarezzarci i piedi e, intorno, gli altri concorrenti che scacciavano la tensione con nervose bracciate.
E dal momento che la fortuna aiuta gli audaci, non mancava un sole stupendo, il primo sole stupendo, a illuminare nel migliore dei modi un evento sportivo davvero unico.
Al richiamo dei giudici di gara, ci siamo infine allineati nella lunga area transennata divisi in ben 12 batterie, ciascuna contraddistinta da una cuffia di diverso colore, prima le donne, poi i professionisti, e via via tutti gli altri in ordine di rank, ovvero del punteggio accumulato in gara nell’anno precedente.
Mano a mano che le batterie partivano, ci avvicinavamo di più al nostro start, tra gli sguardi curiosi e divertiti dei turisti seduti ai tavolini dei bar.
Scesi dalla banchina galleggiante nelle fredde acque del Garda, ciascuno aspettava, avvolto nella propria muta, il fischio della tromba di partenza, che scandisce l’inizio della gara, e di quella che in gergo viene definita la tonnara.
Esattamente questo sembra infatti il mulinare di braccia nelle prime fasi della competizione, in cui tutti gli atleti sono vicini e gli schizzi delle bracciate increspano e imbiancano l’acqua, che inizia a brillare del sole riflesso negli occhialini.
Uno spettacolo per chi guarda, una lotta per chi là in mezzo cerca il proprio spazio e la propria posizione, nel tentativo di sopravanzare i più lenti.
Il campo gara era perfettamente tracciato da piccole boe bianche e ogni tanto una boa più grande segnalava la distanza percorsa. Le prime centinaia di metri paiono infinite, con il cuore a mille per lo sforzo e la tensione. Poi la nuotata si distende, i sorpassi si fanno più radi e ciascuno prende il suo ritmo. Solo le boe di virata rappresentano un altro momento di tensione.
I minuti scorrono, veloci, le bracciate si susseguono, ogni tanto ci si becca una manata sul polpaccio, ogni tanto la si restituisce, improvvisamente ci si trova appaiati ad altri due atleti e par quasi di specchiarsi negli occhialini dell’altro.
Si stringono i denti, si spinge con gli avambracci, ogni tanto si becca involontariamente una boccata d’acqua, mentre si alza la testa per vedere dove si è, quanto manca, se c’è qualcuno davanti, e si torna a mulinare.
Capita anche di pensare cosa ci si fa lì, chi ce l’ha fatto fare, ma dopo circa 25 – 30 minuti di nuoto si avvistano i commissari, la passerella, si ripassano mentalmente le fasi della transizione.
Finalmente l’arco di arrivo sotto cui si transita già con una mano dietro la schiena per slacciare la muta, mentre si corre sulla moquette che porta alla zona cambio.
Giù la muta, giù gli occhialini e la cuffia, casco in testa, occhiali, bici e via, di corsa verso i 40 chilometri di asfalto.
Bardolino offre acque stupende, ma anche colline magnifiche su cui impegnare le proprie gambe. Infatti, appena lasciato il borgo si incontrano immediatamente le prime salite che impongono agli atleti uno sforzo quasi subito massimale.
La strada sale a piccoli strappi per quasi metà del percorso, snodandosi in paesaggi piacevoli e tranquilli. Nei paesi più piccoli si incontrano gruppi di curiosi che incitano e salutano.

L’alternanza continua di salite e lunghi rettifili da oltre 40 all’ora mettono a dura prova i partecipanti, che nelle prime fasi cercano un gruppo di riferimento, omogeneo con le proprie prestazioni, per scambiarsi un po’ di scia.
Ma Bardolino è bastardo: quelli che sul dritto sono dei treni, magari in salita arrancano un po’, mentre altri che fino a quel momento se ne sono stati al coperto, a volte più leggeri, ne approfittano in salita, e alla fine i gruppi si sgranano, e non resta che spingere, o intraprendere una strategia più conservativa e restare con un gruppo. Si cambiano rapporti, ci si spruzza in gola un po’ d’acqua, un paio di gel, intanto le gocce di sudore colano lungo le guance e si respira con rabbia, in cerca di ossigeno.
Si respira un po’ solo nella seconda parte del percorso, con un finale mozzafiato su stretti tornanti in discesa verso il lago, godendo di una vista superba.
Il tempo di apprezzare le bellezze del luogo è minimo, in men che non si dica si è già a sfilare sul lungolago verso la T2, ovvero la seconda transizione: si entra in zona cambio con la bicicletta al fianco, con i più scafati che la guidano per la sella, la si riappende ai sostegni, via il casco, ci si infila le scarpe e via di nuovo: ci aspettano 10 chilometri di corsa!
Sono circa le 3 del pomeriggio ed il caldo si fa sentire, soprattutto dopo un’ora e un quarto di pedalate. Sul lungolago si forma un lungo serpentone di atleti che corrono, che si sorpassano, che si fermano per un po’ d’acqua, nascondendo dietro gli occhialoni areodinamici e le visierine parasole i segni della fatica.
Due giri, dalla zona della partenza fino al giro di boa due chilometri e mezzo più a nord, sempre costeggiando il lago, in un percorso in gran parte ombreggiato.
Si parte arrembanti, ma presto le gambe si appesantiscono, il tempo ora scorre lento, e si ha il modo di osservare gli altri concorrenti, il pubblico, mentre si pensa che è ancora lunga, si spera che un crampo non venga a fermarci a un passo dalla fine. Ogni tanto si scorgono altri compagni di squadra, chi più avanti, chi più attardato, e ci si saluta, ci si dà coraggio, siamo tutti sulla stessa barca.
Gli ultimi chilometri paiono non passare mai, ma alla fine arriva il centro storico, le incitazioni dei turisti, la finish-line sullo sfondo e allora ci si dimentica del male alle gambe, dei crampi che un minuto prima scendevano nelle cosce, sul viso la smorfia di fatica si trasforma in un sorriso di soddisfazione liberatorio mentre con un occhio si guarda al tempo sul tabellone e ci si gode la musica sparata a palla dagli altoparlanti.
Dopo sono solo pacche sulle spalle dei compagni già arrivati, attesa per quelli che devono ancora arrivare, e chiacchiere ai tavoli del pasta party, commentando le sensazioni provate, i problemi superati, la soddisfazione e le delusioni per le proprie aspettative.
E risate, tante risate, con occhi scintillanti e la stanchezza che affiora sotto la pelle, sotto quel numero di gara tracciato sulla spalla.
E come per magia la fatica si è trasformata in gioia.
domenica 19 giugno 2016
Aggiornamento maggio e inizio giugno
Ecografia: nulla di preoccupante.
Medico dello sport: nulla di preoccupante.
Diagnosi: forte infiammazione da contrattura e sovallenamento
Cura: cortisone n° 3 punure di cortisone, due nel polpaccio interessato, una nell'altro, che non stava messo poi tanto meglio (!).
Poi una ripresa graduale.
Che non era esattamente quello che avevo in mente in vista dell'appuntamento non così distante di Bardolino.
Correva il giorno 14 maggio.
Un mese passa in fretta: non ho mai mollato.
Ho curato un po' di più la bici, dal momento che non mi provocava dolori, e ho cercato di star buono a corsa, evitando le ripeture, che ho ripreso solo a inizio giugno...
Così la domenica era il giorno dei lunghi lenti metabolici, il sabato dei lunghi giri in bici, avvicinandomi spesso ai 100 km, ma evitando almeno all'inizio le salite.
Il martedì si faceva un giro tecnico in bici, prevalentemente da solo.
Non sempre mi è riuscito il secondo appuntametno con la corsa, in pratica ho fatto solo dei lenti da 10 o più km e un solo allenamento di ripetute...
Poco..
E a Bardolino si è visto..
Medico dello sport: nulla di preoccupante.
Diagnosi: forte infiammazione da contrattura e sovallenamento
Cura: cortisone n° 3 punure di cortisone, due nel polpaccio interessato, una nell'altro, che non stava messo poi tanto meglio (!).
Poi una ripresa graduale.
Che non era esattamente quello che avevo in mente in vista dell'appuntamento non così distante di Bardolino.
Correva il giorno 14 maggio.
Un mese passa in fretta: non ho mai mollato.
Ho curato un po' di più la bici, dal momento che non mi provocava dolori, e ho cercato di star buono a corsa, evitando le ripeture, che ho ripreso solo a inizio giugno...
Così la domenica era il giorno dei lunghi lenti metabolici, il sabato dei lunghi giri in bici, avvicinandomi spesso ai 100 km, ma evitando almeno all'inizio le salite.
Il martedì si faceva un giro tecnico in bici, prevalentemente da solo.
Non sempre mi è riuscito il secondo appuntametno con la corsa, in pratica ho fatto solo dei lenti da 10 o più km e un solo allenamento di ripetute...
Poco..
E a Bardolino si è visto..
PRIMO SPRINT DELL'ANNO, RIMINI: INFORTUNIO E RITIRO
Eh che dire... tutta esperienza!!!!
Era un po' che tiravo, anche troppo... A corsa soprattutto; l'ho già detto...
Era così bello vedere quei numerini sull'orologio scendere verso i 4 al chilometro, invece che oscillare tra i 4:40 e i 4:50 come al solito...
Però il terreno non lo avevo mica preparato bene, è evidente.
Ma dai, non ci voleva poi uno scienziato... se anche ho imparato a far girare le gambe ed ho comunque allenato il cuore tutto l'inverno con massicce dosi di piscina, non è che i miei poveri muscoletti potessero essersi allenati da soli, rafforzati e ipertrofizzati quanto basta per sopportare il ritrovato antusiasmo corsaiolo...
E forse potevo pure ascoltarlo quel campanello d'allarme dato dai crampi ai polpacci della settimana successiva alla Half Marathon.
Invece no, tutto bene, spingi che c'è Rimini e gli sprint bisogna andar veloci, che alla resistenza ci pensiamo poi...
Dai dai, facciamoci una bella corsetta, facciamoci un bel 4 x 1000 prima della gara, per prendere un po coraggio...
E riscaldamento, e via coi mille, eccomi a 800 mt qui sulla ciclabile, ecccomi crogiolarmi sui miei nuovi traguardi di 4:20 al km, ecco un bel crampo al polpaccio!!!
E fermati e sciogli e tira e cammina e corricchia non è che se ne va molto.
Passerà passerà non fare la checca corri che passa.
Non è passato un cazzo!
La notte un dolore....! E il giorno dopo tutto bloccato, col passo di Gmbadilegno.
Il Segantino mi fa un regalo e mi cede il suo appuntamento dal fisioterapista che mi scioglie quel nodo sul popaccio, ma mi resta un bel bruciore.
Che faccio?
Vado o non vado a Rimini.
Ci tengo tanto... dai Proviamo. E ho provato!
Il contesto del Challege è bellissimo, anche se hai il sonno di un brutto risveglio delle 5 addosso.
Io e lo Zampi unici pellegrini ci siamo svegliati all'alba invece di prendere la nostra bella stanza nella cittadina Romagnola.
Ero così imbottito di oki, che il mio intestino pareva una pentola a pressione...
Appena arrivato non ho fatto altro che cercare cessi. Parevo un drogato in crisi di astinenza, solo che invece di eroina cercavo wc... non è stata una partenza proprio spettacolare...
Era emglio il dolore alla gamba!
Fatto sta che con un pizzico di apprensione ho sistemato la mia zona cambio, mi sono infilato la muta e mi sono fatto quattro bracciate nel mare più famoso d'Italia.
l'acqua era così fredda che bruciava sulle guance.
Ma non appena mi sono incolonnato sulla linea di partenza l'elettricità dell'atmosfera mi a spogliato di ogni sensibilità. Non c'è nulla da vincere, ma siamo tutti ammassati ed emozionati come se fossimo alla gara della vita.
Breve briefing e giù in acqua a menar le braccia!
La tonnara è veramente il momento più caratteristico, emozionante faticoso della gara.
Ogni volta nei primi 200 metri di gara non posso che chiedermi ma chi me l'ha fatto fare.
Stavolta mi chiedevo ma che cazzo ho fatto ad iscrivermi al Mezzo di Pola!!!!
Come sempre, verso la prima boa qualcuno molla, anche se in questa circostanza, grazie al ranck conquistato lo scorso anno, gareggio con quelli buoni e i miei avversari sono più competitivi dell'anno scorso... Ricevo anche un bel pugnazzo alla prima virata e do indietro un paio di manate, giusto per gentilezza, ma alla fine mi stacco dal gruppo, che decide di fare una bella pancia tra le due boe centrali... Misteri della fede....
Recupero posizioni ed esco bene.
Gli automatismi sono più affinati e nonostante qualche problema di troppo a sfilare la muta, agguanto la bici e corro sulla moquette con passo leggero dirigendo la bici per la sella.
Franzoso sarebbe fiero, penso, anche se mi manderebbe a cagare lo stesso.
Che bello, il polpaccio non duole e mi sento bene.
Non ho problemi a salire in bici con le scarpe già agganciate ai pedali, ma mi si sfilano entrambe le linguette e revo ravanare un po' per sistemarmi.
Mi unisco a un gruppo di ciclisti molto veloci, ma non riesco a tenere il ritmo nonostante gli sforzi, così rsto maledettaemnte solo.
Il cambio della nuova bici è precisissimo e affronto bene le ripartenze.
Finalmente raggiungo un ragazzo di Faenza che non pare avere un passo molto diverso dal mio e gli dico di attaccarsi che ci si tira.
Il goco funziona.
Incredibilmente ne ho un po' di più io... ma restiamo insieme, almeno ci si aiuta.
Un gruppetto della seconda patteria si attacca, ma quando chiedo il cambio, il tipo in testa mi urla che non ne ha.
Sgrano gli occhi, mi chiedo se davvero ho udito quella cosa là... E vengo!
Quella frase è valsa tutta la gara: a me, mediocre ciclista, qualcuno dice che non ce la fa a darmi il cambio!!!!
Oki tutta la vita, penso..
Chiudo bene la frazione bici e inizio la temuta corsa...
Sono un po' legato, il polpaccio si sente che è un po' incazzato, ma sembra regga...
Sembra.
Invece no.
Appena tiro su la cresta, e guardando il faentino con cui mi sono dato una mano in bici che corre molto peggio di me lì a due metri, dopo un giro decido di passarlo.
BEEEEP!!!
Errore!
In pochi metri il crampo torna su e ZAK! Ecco il morso che annuncia la fine della gara.
Impreco, gesticolo quasi a scacciare l'idea sempre più concreta di un ritiro, ma nulla pposso... rallento, cammino, zoppico, mi fermo...
Mancano ancora due giri... impossibile... E troppo rischioso...
Prendere la decisione di uscire dal percorso, di ritirarmi, è difficilissima.
Mi ribello in ogni maniera, ma non posso fare altro.
Il mio umore diventa di pece e raggiungo i miei amici che intanto stanno arrivando al traguardo...
Vedo i loro bei sorrisi, li invidio tanto, ma non è la mia giornata...
Barbara mi suggerisce di farmi fare un massaggio che una equipe offre lì vicino...
Appena mi mettono le mani addosso, salto sul lettino dal dolore... Arriva il verdetto: stiramento..
Mi riempiono di nastri colorati il polpaccio e mi lasciano con il suggerimento di farmi vedere..
Faremo..
Intanto godiamoci la felicità egli altri...
Ma il pensiero dei futuri 20 o 30 giorni di convalescenza mi tolgono molto buonumore...
Era un po' che tiravo, anche troppo... A corsa soprattutto; l'ho già detto...
Era così bello vedere quei numerini sull'orologio scendere verso i 4 al chilometro, invece che oscillare tra i 4:40 e i 4:50 come al solito...
Però il terreno non lo avevo mica preparato bene, è evidente.
Ma dai, non ci voleva poi uno scienziato... se anche ho imparato a far girare le gambe ed ho comunque allenato il cuore tutto l'inverno con massicce dosi di piscina, non è che i miei poveri muscoletti potessero essersi allenati da soli, rafforzati e ipertrofizzati quanto basta per sopportare il ritrovato antusiasmo corsaiolo...
E forse potevo pure ascoltarlo quel campanello d'allarme dato dai crampi ai polpacci della settimana successiva alla Half Marathon.
Invece no, tutto bene, spingi che c'è Rimini e gli sprint bisogna andar veloci, che alla resistenza ci pensiamo poi...
Dai dai, facciamoci una bella corsetta, facciamoci un bel 4 x 1000 prima della gara, per prendere un po coraggio...
E riscaldamento, e via coi mille, eccomi a 800 mt qui sulla ciclabile, ecccomi crogiolarmi sui miei nuovi traguardi di 4:20 al km, ecco un bel crampo al polpaccio!!!
E fermati e sciogli e tira e cammina e corricchia non è che se ne va molto.
Passerà passerà non fare la checca corri che passa.
Non è passato un cazzo!
La notte un dolore....! E il giorno dopo tutto bloccato, col passo di Gmbadilegno.
Il Segantino mi fa un regalo e mi cede il suo appuntamento dal fisioterapista che mi scioglie quel nodo sul popaccio, ma mi resta un bel bruciore.
Che faccio?
Vado o non vado a Rimini.
Ci tengo tanto... dai Proviamo. E ho provato!
Il contesto del Challege è bellissimo, anche se hai il sonno di un brutto risveglio delle 5 addosso.
Io e lo Zampi unici pellegrini ci siamo svegliati all'alba invece di prendere la nostra bella stanza nella cittadina Romagnola.
Ero così imbottito di oki, che il mio intestino pareva una pentola a pressione...
Appena arrivato non ho fatto altro che cercare cessi. Parevo un drogato in crisi di astinenza, solo che invece di eroina cercavo wc... non è stata una partenza proprio spettacolare...
Era emglio il dolore alla gamba!
Fatto sta che con un pizzico di apprensione ho sistemato la mia zona cambio, mi sono infilato la muta e mi sono fatto quattro bracciate nel mare più famoso d'Italia.
l'acqua era così fredda che bruciava sulle guance.
Ma non appena mi sono incolonnato sulla linea di partenza l'elettricità dell'atmosfera mi a spogliato di ogni sensibilità. Non c'è nulla da vincere, ma siamo tutti ammassati ed emozionati come se fossimo alla gara della vita.
Breve briefing e giù in acqua a menar le braccia!
La tonnara è veramente il momento più caratteristico, emozionante faticoso della gara.
Ogni volta nei primi 200 metri di gara non posso che chiedermi ma chi me l'ha fatto fare.
Stavolta mi chiedevo ma che cazzo ho fatto ad iscrivermi al Mezzo di Pola!!!!
Come sempre, verso la prima boa qualcuno molla, anche se in questa circostanza, grazie al ranck conquistato lo scorso anno, gareggio con quelli buoni e i miei avversari sono più competitivi dell'anno scorso... Ricevo anche un bel pugnazzo alla prima virata e do indietro un paio di manate, giusto per gentilezza, ma alla fine mi stacco dal gruppo, che decide di fare una bella pancia tra le due boe centrali... Misteri della fede....
Recupero posizioni ed esco bene.
Gli automatismi sono più affinati e nonostante qualche problema di troppo a sfilare la muta, agguanto la bici e corro sulla moquette con passo leggero dirigendo la bici per la sella.
Franzoso sarebbe fiero, penso, anche se mi manderebbe a cagare lo stesso.
Che bello, il polpaccio non duole e mi sento bene.
Non ho problemi a salire in bici con le scarpe già agganciate ai pedali, ma mi si sfilano entrambe le linguette e revo ravanare un po' per sistemarmi.
Mi unisco a un gruppo di ciclisti molto veloci, ma non riesco a tenere il ritmo nonostante gli sforzi, così rsto maledettaemnte solo.
Il cambio della nuova bici è precisissimo e affronto bene le ripartenze.
Finalmente raggiungo un ragazzo di Faenza che non pare avere un passo molto diverso dal mio e gli dico di attaccarsi che ci si tira.
Il goco funziona.
Incredibilmente ne ho un po' di più io... ma restiamo insieme, almeno ci si aiuta.
Un gruppetto della seconda patteria si attacca, ma quando chiedo il cambio, il tipo in testa mi urla che non ne ha.
Sgrano gli occhi, mi chiedo se davvero ho udito quella cosa là... E vengo!
Quella frase è valsa tutta la gara: a me, mediocre ciclista, qualcuno dice che non ce la fa a darmi il cambio!!!!
Oki tutta la vita, penso..
Chiudo bene la frazione bici e inizio la temuta corsa...
Sono un po' legato, il polpaccio si sente che è un po' incazzato, ma sembra regga...
Sembra.
Invece no.
Appena tiro su la cresta, e guardando il faentino con cui mi sono dato una mano in bici che corre molto peggio di me lì a due metri, dopo un giro decido di passarlo.
BEEEEP!!!
Errore!
In pochi metri il crampo torna su e ZAK! Ecco il morso che annuncia la fine della gara.
Impreco, gesticolo quasi a scacciare l'idea sempre più concreta di un ritiro, ma nulla pposso... rallento, cammino, zoppico, mi fermo...
Mancano ancora due giri... impossibile... E troppo rischioso...
Prendere la decisione di uscire dal percorso, di ritirarmi, è difficilissima.
Mi ribello in ogni maniera, ma non posso fare altro.
Il mio umore diventa di pece e raggiungo i miei amici che intanto stanno arrivando al traguardo...
Vedo i loro bei sorrisi, li invidio tanto, ma non è la mia giornata...
Barbara mi suggerisce di farmi fare un massaggio che una equipe offre lì vicino...
Appena mi mettono le mani addosso, salto sul lettino dal dolore... Arriva il verdetto: stiramento..
Mi riempiono di nastri colorati il polpaccio e mi lasciano con il suggerimento di farmi vedere..
Faremo..
Intanto godiamoci la felicità egli altri...
Ma il pensiero dei futuri 20 o 30 giorni di convalescenza mi tolgono molto buonumore...
mercoledì 27 aprile 2016
AGGIORNAMENTO FINE APRILE
Devo ammettere che la mezza di Rovigo è stata una bella iniezione di fiducia!!
Anzi, l'entusiasmo si è addirittura trasformato in imprudenza, dal momento che il lunedì successivo sono uscito per un giretto bike di scarico e sono rientrato con 40 km di cui 20 piuttosto tirati!
Poi martedì ci ho infilato subito un'altra bella corsa più robusta del dovuto, e mercoledì in vasca ho tirato sempre io al massimo delle mie possibilità e giovedì mi sono fatto un allenamento CONI coi controfichhi in cui mi sono addirittura e per la prima volta dovuto fermare anzitempo causa crampi e infine venerdì un altro bell'allenamnto di nuoto.
Così sabato, quando avrei dovuto seguire l'aguzzino sui colli per un bel giro in MTB, ho dovuto capitolare e sono rimasto beatamente a letto a recuperare le forze.
E così è stato anche domenica e poi anche lunedì.
Mi sono consumato come una candela praticamente!!!!!
41 anni per niente!!!!
Imparata la lezione: dopo una mezza si deve fare appena poca bike e blanda, di recupero, e il giorno dopo ancora riposo!!! Altrimenti il fisico presenta il conto. Almeno per me e almeno adesso....
Recuperate le forze ho proseguito con begli allenamenti.
In nuoto di fatto mi sto mantenendo, in bici mi sono esercitato su un bel 100 km, mentre a corsa sto facendo progressi.
Forza Tajo! #ROADTOPOLA!!!!!
Anzi, l'entusiasmo si è addirittura trasformato in imprudenza, dal momento che il lunedì successivo sono uscito per un giretto bike di scarico e sono rientrato con 40 km di cui 20 piuttosto tirati!
Poi martedì ci ho infilato subito un'altra bella corsa più robusta del dovuto, e mercoledì in vasca ho tirato sempre io al massimo delle mie possibilità e giovedì mi sono fatto un allenamento CONI coi controfichhi in cui mi sono addirittura e per la prima volta dovuto fermare anzitempo causa crampi e infine venerdì un altro bell'allenamnto di nuoto.
Così sabato, quando avrei dovuto seguire l'aguzzino sui colli per un bel giro in MTB, ho dovuto capitolare e sono rimasto beatamente a letto a recuperare le forze.
E così è stato anche domenica e poi anche lunedì.
Mi sono consumato come una candela praticamente!!!!!
41 anni per niente!!!!
Imparata la lezione: dopo una mezza si deve fare appena poca bike e blanda, di recupero, e il giorno dopo ancora riposo!!! Altrimenti il fisico presenta il conto. Almeno per me e almeno adesso....
Recuperate le forze ho proseguito con begli allenamenti.
In nuoto di fatto mi sto mantenendo, in bici mi sono esercitato su un bel 100 km, mentre a corsa sto facendo progressi.
Forza Tajo! #ROADTOPOLA!!!!!
ROVIGO HALF MARATHON
Allora che dire... Da quando la Rhodigium mi ha nominato " responsabile gare" (BHUAHAHAHAHAHAUUUAAAhAha!!! Tutti, io compreso, stiamo ancora ridendo a questa nomina di cartone!) o aggiorno di là (sito della società) o aggiorno di qua.
Ma non perchè mi manchi il tempo, figuriamoci!
Noo, solo per tirarmela un po' e far salire le mie quotazioni di scrittore (pfui!!!)
Fatto sta che di qua, sul blog, avro deluso almeno due, due persone e mezzo..., compreso il programma spia di indicizzazione di google, che entra solo per dovere contrattuale...
Allora pongo parziale rimedio.
Alla fine l'evento era troppo sentito per non cedere al richiamo ed in extremis, mentre il botteghino virtuale si stava chiudendo, ho lanciato la mia iscrizione alla Rovigo Half Marathon.
Mi sono detto che se la storia dello sport passava per Rovigo, non potevo non farne parte...
Ahahahh!
Fatto sta che l'evento è stato bellissimo!!!
Già il giorno prima piazza Garibaldi piena di persone spensierate allegramente in fila fuori e dentro il Salone del Grano delle Camera di Commercio facevano un bel coplo d'occhio, mentre gli operai stendevano moquette, tiravano su gonfiabili e allestivano transenne.
Il giorno designato per la gara si è presentato nel migliore dei modi, con un bellissimo sole a illuminare il palcoscenico di una Piazza Vittorio ben preparata e gremita di persone.
Atleti nelle canotte colorate che zampettavano su e giù per il Corso del Popolo per scaldare un po' i muscoli e famiglie e supporters che cercavano il loro posto nei pressi della partenza vicino al Venezze.
Bam!
Sono partito non certo teso, ma concentrato e con un po' di apprensione su come gestire una gara un po' alla cieca e con una consistente apprensione sulla mia tenuta.
Nei giorni precedenti il dibattito coi miei colleghi è stato acceso: chi mi suggeriva di mettermi tranquillo a passo blando e godermi la mia gara senza pretese, chi invece mi invitava a mettermi al mio passo e cercare di tenerlo pur in una lenta progressione.
Ho dato credito alla seconda proposta per due semplici ragioni: meno sto sulle ginocchia e sui piedi meno li stresso e correre piano non è per questo una garanzia di chiudere senza dolori. Infatti i 17 del giorno prima corsi piano mi avevano parecchio affaticato i quadricipiti.
Poi se non si prova a fare qualcosa di decoroso in gara, quando?
Perciò ho innanzitutto tirato fuori gli artigli all'inizio, dove ho cercato di oltrepassare la massa che potenzialmente avrebbe potuto ostacolarmi nei primi chilometri.
Poi ho cercato di individuare un passo a cui pur nella fatica mi sentirssi a mio agio come frequenza cardiaca e respiro.
164 il numero magico.
164 battiti al minuto e la forte motivazione data da un ingegnere e cliente che pur ben più alto e pesante di me, correva alla mia andatura o poco più.
Ma il motivatore più grande (e inconsapevole) è stato un ragazzotto un po' inciozzito, dal collo corto, che correva con le spalle contratte, la schiena rigida e buttando malissimo i piedi, in particolare il destro, che lanciava decisamente all'esterno.
Lo guardavo, concentrato sotto la sua bandana che pareva un calzino nero infilato in testa, e mi ripetevo che se lui andava a 4:47, potevo correrci anch'io! Dovevo correrci anch'io.
E allora sotto a controllare la postura delle spalle, la frequenza del passo, l'appoggio del piede, bilaniamento delle braccia... tutto quanto potessi pensare mi facesse correre meglio e spendendo meno energie.
Al termine dei primi dieci chilometri, temevo di avere un po' di esitazione soprattutto di natura psicologica, essendo la mia normale distanza di allenamento, invece non ho avuto problemi fino al tredicesimo o quattordicesimo chilometro, quando un po' di affaticamento si è fatto sentire, il caldo è aumentato ed ho iniziato a farmi delle domande.
Per fortuna mi ha raggiunto un ragazzo di certo più esperto di me, con cui ho scambiato due battute e che mi ha incitato e rassicurato. Ho tenuto duro fino al reingresso in città, in quartiere San Bortolo.
IL fatto che il mio respiro ed i miei battiti continuassero a restare regolari, mentre udivo il respiro di molti altri runner subire delle improvvise impennate di frequenza chi prima chi dopo, mi ha ulteriormente dato fiducia e nell'ulimo chilometro mi sono permessso di accellerare un po' il passo.
Ho superato il goffo runner col calzino in testa e mi sono portato a ridosso della mia probabile soglia anaerobica.
E' esaltante chiudere una gara in progressione, superando qualche avversario nelle ultime centinaia di metri!
Quando sono transitato sotto il traguardo, e dopo qualche decina di secondi, emozionato, mi sono ricordato di fermare il cronometro, mi sono sorpreso di fronte a un tempo che mai avrei pensato: 1 e 40!
Davvero non male per essere pa mia prima mezza! E non ero neppure disintegrato, ma soprattutto i piedi non mi dolevano.
Bello!
Medaglia al collo, pacche sulle spalle, battute con gli amici e macedonia rinfrescante!
Mi sono goduto l'atmosfera fino in fondo!
Il mio unico rammarico è stato quello di non aver visto l'amico Litta, principale artefice della mia presenza alla gara, grazie ai suoi puntualissimi messaggi mattutini sulla tazza del cesso.
Da quando mi ha gufato con le five fingers, non ha mai smesso di informarsi sulla mia salute e mi ha spronato a partecipare con tutta la sua variegata dialettica.
Salvo poi risentirsi per il mio risultato.
Mi ha detto che sono un mistificatore e non crede nella mia buona fede di convalescente ancora insicuro delle proprie potenzialità.
Dovrò investire parecchie birre per rimediare!
Ma non perchè mi manchi il tempo, figuriamoci!
Noo, solo per tirarmela un po' e far salire le mie quotazioni di scrittore (pfui!!!)
Fatto sta che di qua, sul blog, avro deluso almeno due, due persone e mezzo..., compreso il programma spia di indicizzazione di google, che entra solo per dovere contrattuale...
Allora pongo parziale rimedio.
Alla fine l'evento era troppo sentito per non cedere al richiamo ed in extremis, mentre il botteghino virtuale si stava chiudendo, ho lanciato la mia iscrizione alla Rovigo Half Marathon.
Mi sono detto che se la storia dello sport passava per Rovigo, non potevo non farne parte...
Ahahahh!
Fatto sta che l'evento è stato bellissimo!!!
Già il giorno prima piazza Garibaldi piena di persone spensierate allegramente in fila fuori e dentro il Salone del Grano delle Camera di Commercio facevano un bel coplo d'occhio, mentre gli operai stendevano moquette, tiravano su gonfiabili e allestivano transenne.
Il giorno designato per la gara si è presentato nel migliore dei modi, con un bellissimo sole a illuminare il palcoscenico di una Piazza Vittorio ben preparata e gremita di persone.
Atleti nelle canotte colorate che zampettavano su e giù per il Corso del Popolo per scaldare un po' i muscoli e famiglie e supporters che cercavano il loro posto nei pressi della partenza vicino al Venezze.
Bam!
Sono partito non certo teso, ma concentrato e con un po' di apprensione su come gestire una gara un po' alla cieca e con una consistente apprensione sulla mia tenuta.
Nei giorni precedenti il dibattito coi miei colleghi è stato acceso: chi mi suggeriva di mettermi tranquillo a passo blando e godermi la mia gara senza pretese, chi invece mi invitava a mettermi al mio passo e cercare di tenerlo pur in una lenta progressione.
Ho dato credito alla seconda proposta per due semplici ragioni: meno sto sulle ginocchia e sui piedi meno li stresso e correre piano non è per questo una garanzia di chiudere senza dolori. Infatti i 17 del giorno prima corsi piano mi avevano parecchio affaticato i quadricipiti.
Poi se non si prova a fare qualcosa di decoroso in gara, quando?
Perciò ho innanzitutto tirato fuori gli artigli all'inizio, dove ho cercato di oltrepassare la massa che potenzialmente avrebbe potuto ostacolarmi nei primi chilometri.
Poi ho cercato di individuare un passo a cui pur nella fatica mi sentirssi a mio agio come frequenza cardiaca e respiro.
164 il numero magico.
164 battiti al minuto e la forte motivazione data da un ingegnere e cliente che pur ben più alto e pesante di me, correva alla mia andatura o poco più.
Ma il motivatore più grande (e inconsapevole) è stato un ragazzotto un po' inciozzito, dal collo corto, che correva con le spalle contratte, la schiena rigida e buttando malissimo i piedi, in particolare il destro, che lanciava decisamente all'esterno.
Lo guardavo, concentrato sotto la sua bandana che pareva un calzino nero infilato in testa, e mi ripetevo che se lui andava a 4:47, potevo correrci anch'io! Dovevo correrci anch'io.
E allora sotto a controllare la postura delle spalle, la frequenza del passo, l'appoggio del piede, bilaniamento delle braccia... tutto quanto potessi pensare mi facesse correre meglio e spendendo meno energie.
Al termine dei primi dieci chilometri, temevo di avere un po' di esitazione soprattutto di natura psicologica, essendo la mia normale distanza di allenamento, invece non ho avuto problemi fino al tredicesimo o quattordicesimo chilometro, quando un po' di affaticamento si è fatto sentire, il caldo è aumentato ed ho iniziato a farmi delle domande.
Per fortuna mi ha raggiunto un ragazzo di certo più esperto di me, con cui ho scambiato due battute e che mi ha incitato e rassicurato. Ho tenuto duro fino al reingresso in città, in quartiere San Bortolo.
IL fatto che il mio respiro ed i miei battiti continuassero a restare regolari, mentre udivo il respiro di molti altri runner subire delle improvvise impennate di frequenza chi prima chi dopo, mi ha ulteriormente dato fiducia e nell'ulimo chilometro mi sono permessso di accellerare un po' il passo.
Ho superato il goffo runner col calzino in testa e mi sono portato a ridosso della mia probabile soglia anaerobica.
E' esaltante chiudere una gara in progressione, superando qualche avversario nelle ultime centinaia di metri!
Quando sono transitato sotto il traguardo, e dopo qualche decina di secondi, emozionato, mi sono ricordato di fermare il cronometro, mi sono sorpreso di fronte a un tempo che mai avrei pensato: 1 e 40!
Davvero non male per essere pa mia prima mezza! E non ero neppure disintegrato, ma soprattutto i piedi non mi dolevano.
Bello!
Medaglia al collo, pacche sulle spalle, battute con gli amici e macedonia rinfrescante!
Mi sono goduto l'atmosfera fino in fondo!
Il mio unico rammarico è stato quello di non aver visto l'amico Litta, principale artefice della mia presenza alla gara, grazie ai suoi puntualissimi messaggi mattutini sulla tazza del cesso.
Da quando mi ha gufato con le five fingers, non ha mai smesso di informarsi sulla mia salute e mi ha spronato a partecipare con tutta la sua variegata dialettica.
Salvo poi risentirsi per il mio risultato.
Mi ha detto che sono un mistificatore e non crede nella mia buona fede di convalescente ancora insicuro delle proprie potenzialità.
Dovrò investire parecchie birre per rimediare!
martedì 5 aprile 2016
Aggiornamento inizio aprile
Che devo dire... Dopo la visita medica ho fatto allenamenti serrati per diverse settimane, fino a che, prima di Pasqua, ho iniziato a sentirmi davvero stanco.
Soprattutto in piscina.
Senza forza?
- Che sia sovrallenamento? - mi sono domandato... Così ho resistito fino al triathlon dei ovi, e poi ho tirato un po' il freno a mano....
Il fastidio mattutino ai piedi, che inizialmente era anche sparito, poi è parzialmente tornato, complice qualche allenamento esasperato al coni e l'utilizzo di scarpe non sportive al lavoro... Ma non si trasforma in dolore, dunque continuo a fregarmene.
Il cruccio di questi giorni è il desiderio di fare la 21k di Rovigo, pur sapendo che non li ho nelle gambe e che non mi serve come allenamento...
Oggi mi sono iscritto fidal e ho provato un 17 km... Ma non ho ancora sciolto le riserve.
Oggi, giornata soleggiata, è stato piacevolissimo correre sotto soglia....
Fino al 16esimo km... Poi le gambe hanno iniziato a irrigidirsi e a dolere ed ho preferito fermarmi.
Dopo la doccia, pareva che mi avessero tirato delle legnate sotto ai piedi, mentre ora sono le ginocchia che pare vogliano staccarsi e rotolare sul pavimento... Attendiamo domattina...
Soprattutto in piscina.
Senza forza?
- Che sia sovrallenamento? - mi sono domandato... Così ho resistito fino al triathlon dei ovi, e poi ho tirato un po' il freno a mano....
Il fastidio mattutino ai piedi, che inizialmente era anche sparito, poi è parzialmente tornato, complice qualche allenamento esasperato al coni e l'utilizzo di scarpe non sportive al lavoro... Ma non si trasforma in dolore, dunque continuo a fregarmene.
Il cruccio di questi giorni è il desiderio di fare la 21k di Rovigo, pur sapendo che non li ho nelle gambe e che non mi serve come allenamento...
Oggi mi sono iscritto fidal e ho provato un 17 km... Ma non ho ancora sciolto le riserve.
Oggi, giornata soleggiata, è stato piacevolissimo correre sotto soglia....
Fino al 16esimo km... Poi le gambe hanno iniziato a irrigidirsi e a dolere ed ho preferito fermarmi.
Dopo la doccia, pareva che mi avessero tirato delle legnate sotto ai piedi, mentre ora sono le ginocchia che pare vogliano staccarsi e rotolare sul pavimento... Attendiamo domattina...
Iscriviti a:
Post (Atom)



